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Barbara Tagliaferri

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Partner e Chief Brand & Communications Officer di Deloitte Central Mediterranean. Eterodossa, esploratrice, disegna rotte inedite tra consulenza, arte e cultura.

Definisciti con un aggettivo.

Proteiforme.

Qual è la tua parola preferita?

Proteiforme.

Quali sono i valori che guidano le tue scelte ogni giorno?

Lealtà, ascolto, inclusione.

Che lavoro sognavi di fare da piccola?

La maestra elementare.

Qual è il successo o il risultato di cui vai più orgogliosa, come manager?

A Dot Night: San Siro, 27 luglio 2024. Mahmood, Madame e Big Mama cantano per circa 13.000 persone di Deloitte. Poi Gabry Ponte le fa ballare. Il primo concerto privato nella storia di San Siro. Organizzato dal mio team insieme a Marco Balich. Se ci penso, ho ancora la pelle d’oca.

Dove hai fallito, nella tua carriera, e che lezione hai imparato da quell’esperienza?

Sono sempre stata affascinata dalle storie di grandi fallimenti seguiti da edificanti rinascite. Personalmente, non ho una storia appassionante da raccontare, ma ovviamente ho fatto molti errori. Ho imparato soprattutto due cose: quando qualcosa va storto, non perdere tempo a cercare i responsabili e chiedi subito aiuto per risolvere il problema. Da questa volontà di porre velocemente rimedio agli errori, sono nati alcuni dei rapporti professionali e umani più solidi che ho oggi.

Qual è stata la sfida più difficile che hai affrontato e superato?

La sindrome dell’impostore. Per anni ho pensato di non essere all’altezza del mio ruolo. Se è vero che questo da un lato mi ha portato a dare sempre il massimo, dall’altro mi ha generato un’ansia e a volte un senso di inadeguatezza del tutto sproporzionati. Da qualche anno, alla buon’ora, mi sento una professionista solida. Quella che ho acquisito è una consapevolezza che mi dà forza e sicurezza e che, proprio perché ottenuta a fatica, è motivo di grande orgoglio personale.

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto, e da chi?

“Meglio una volta arrossire che mille impallidire”. Lo disse la mamma napoletana di una mia compagna delle elementari. L’ho capita anni dopo.

Qual è la qualità che apprezzi di più nelle persone?

La velocità di pensiero.

Fammi il nome di un manager o di un imprenditore che ammiri.

Miuccia Prada. Non solo per la sua visione pionieristica nel mondo della moda, ma soprattutto per l’approccio radicale alla sperimentazione e alla ricerca continua, che attraversa ambiti artistici, culturali e scientifici. La sua curiosità intellettuale e la capacità di far dialogare questi mondi diversi hanno contribuito a costruire un modello imprenditoriale unico, rendendola una delle figure più rispettate e influenti a livello internazionale.

Chi consideri il tuo maestro, la persona da cui hai imparato di più professionalmente?

Senza dubbi: Paolo Gibello, ex Presidente di Fondazione Deloitte ed ex CEO dell’area Audit di Deloitte.

Indicami tre brand che ami.

Prada, ovviamente. Patagonia, per come ha saputo integrare sostenibilità ambientale e strategia di marca. Infine, la Benetton degli anni Ottanta e Novanta, quella segnata dalla collaborazione con Oliviero Toscani. A questo proposito, per ricordare e forse capire meglio la storia del connubio Benetton-Toscani, consiglio il documentario Oliviero Toscani. Chi mi ama, mi segua del regista Fabrizio Spucches, sponsorizzato da Deloitte e Fondazione Deloitte.

Qual è la canzone che non ti stanchi mai di ascoltare?

No Ordinary Love di Sade.

Qual è il film che non ti stanchi mai di vedere?

Erin Brockovich di Steven Soderbergh.

Qual è il libro che ti ha insegnato di più?

Ce ne sono tanti, ma se torno alla mia adolescenza probabilmente i due libri per me più importanti sono stati: Il secondo sesso di Simone de Beauvoir e L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Anche se oggi guardo a queste opere con maggiore senso critico, l’impronta che hanno lasciato ha contribuito moltissimo alla mia formazione.

Qual è lo sport che ti ha insegnato di più?

Il nuoto.

Quali contenuti segui regolarmente per informarti, ispirarti e migliorarti?

Le mie giornate iniziano sempre con Seietrenta di Chora Media e Morning de Il Post. Poi seleziono pezzi dalle edizioni digitali de Il Corriere della Sera, la Repubblica e Il Sole 24 Ore. Non mi perdo mai la newsletter The Red Hand Files di Nick Cave e le interviste di Fashion Neurosis con Bella Freud. E poi diversi profili su Instagram, newsletter da Substack e non, etc. Cerco di tenermi aggiornata e sono sempre alla ricerca di consigli!

Qual è l'app che usi di più?

Instagram.

Che cosa ti appassiona di più, al di fuori del lavoro?

Le buone letture, l’arte e la scrittura.

Qual è la più grande invenzione di tutti i tempi?

La scrittura.

A quale personaggio storico ti senti più legata?

Peggy Guggenheim.

Qual è il cambiamento che ti piacerebbe vedere nel mondo?

Difficile sceglierne uno in questo momento. Direi: una totale inversione di rotta. Educazione accessibile a tutti, disarmo, accoglienza dei migranti, ridistribuzione della ricchezza, protezione della privacy, accesso equo alle cure, tutela dei diritti delle minoranze, e tanto altro.

Qual è l’abitudine che ha migliorato la tua vita negli ultimi anni?

Diventare vegetariana.

Qual è il tuo motto?

The first thing is to keep the first thing the first thing.

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