Founder e CEO di Alkemy Group. Tenace, veloce, ama il tennis e le trasformazioni. Mette al centro l’impatto e le persone che lo generano.
Definisciti con un aggettivo.
Determinato.
Qual è la tua parola preferita?
Impatto.
Quali sono i valori che guidano le tue scelte ogni giorno?
Responsabilità, coraggio, etica. Senza responsabilità non c’è impatto, senza coraggio non c’è crescita e senza etica tutto perde di significato.
Che lavoro sognavi di fare da piccolo?
Di certo non l’imprenditore. Non era un’opzione nemmeno ai tempi dell’università. Oggi mi batto perché non sia così per gli studenti: credo che il nostro Paese, su questo, abbia molto da recuperare. Non avevo un sogno definito da ragazzo, ma non ho mai smesso di cercarlo: ha iniziato a prendere forma nel 2012, con Alkemy.
Qual è il successo o il risultato di cui vai più orgoglioso, come manager?
Aver creato una realtà che tiene insieme due cose che raramente convivono: l’ambizione di crescere e di essere competitivi, e la volontà di farlo in modo etico. Chi mi conosce sa che amo definire Alkemy un’azienda fatta di “persone brave e brave persone”. È sicuramente il risultato di cui vado più orgoglioso.
Dove hai fallito, nella tua carriera, e che lezione hai imparato da quell'esperienza?
Ho aspettato troppo prima di prendere decisioni difficili, soprattutto su persone e governance. Ho imparato che la velocità, anche imperfetta, è quasi sempre migliore dell’indecisione.
Qual è stata la sfida più difficile che hai affrontato e superato?
Gestire contemporaneamente crescita, trasformazione e pressione degli stakeholder, mantenendo coerenza strategica e aderenza alla nostra cultura.
Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto, e da chi?
Un consiglio che ho fatto mio leggendo Jim Collins: il CEO non deve controllare tutto, il suo compito è quello di creare una direzione e costruire un sistema che funzioni anche senza di lui. È ciò che l’autore chiama il ruolo dell’architetto.
Qual è la qualità che apprezzi di più nelle persone?
La capacità di unire ambizione ed etica. Lo so, torno sempre lì, alle “persone brave e brave persone”, ma è ciò che fa la differenza in Alkemy, e che credo serva più che mai alla nostra società.
Fammi il nome di un manager o di un imprenditore che ammiri.
Jack Welch con la sua ossessione per la performance e Steve Jobs per la capacità di vedere il futuro prima degli altri. Due modelli opposti, ma entrambi radicali.
Chi consideri il tuo maestro, la persona da cui hai imparato di più professionalmente?
Non ho un singolo maestro. Ho sempre cercato di imparare da tutto e da tutti; è una delle cose che più mi hanno aiutato nella mia carriera.
Indicami tre brand che ami.
Patagonia, per la forza del suo purpose. IKEA, per aver democratizzato il design. Apple, per aver acceso la miccia della trasformazione digitale da cui è nata Alkemy.
Qual è la canzone che non ti stanchi mai di ascoltare?
Ascolto musica di qualsiasi genere, a seconda del contesto e del mood in cui mi trovo, ma c’è un artista a cui sono più fedele e che riascolto sempre con piacere: David Bowie.
Qual è il film che non ti stanchi mai di vedere?
Faccio fatica a indicare un titolo. Amo molto il cinema e mi piace spaziare tra generi diversi, ma raramente riguardo un film che ho già visto.
Qual è il libro che ti ha insegnato di più?
Cito tre libri che sono stati fondamentali in fasi diverse della mia carriera. Crossing the Chasm di Geoffrey Moore, su come portare l’innovazione al mercato. Good to Great di Jim Collins, sul passaggio dalla crescita all’industrializzazione. Antifragile di Nassim Taleb, su come prosperare nell’incertezza.
Qual è lo sport che ti ha insegnato di più?
Il tennis, che ho giocato a un discreto livello da ragazzo: ti mette da solo davanti alle tue responsabilità, senza alibi. Mi ha insegnato l’agonismo e la tenacia.
Quali contenuti segui regolarmente per informarti, ispirarti e migliorarti?
Analisi varie su tecnologia, AI e nuovi modelli di business, integrate dal confronto diretto con altri CEO e imprenditori.
Qual è l'app che usi di più?
LinkedIn, WhatsApp e i promemoria dell’iPhone.
Che cosa ti appassiona di più, al di fuori del lavoro?
Il tempo di qualità speso con le persone a cui tengo e lo sport, soprattutto il tennis.
Qual è la più grande invenzione di tutti i tempi?
Difficile sceglierne una per tutte le epoche. Nella nostra, direi Internet e AI, per l’impatto che hanno avuto e avranno sui modelli economici, sulle competenze, sulla società.
A quale personaggio storico ti senti più legato?
Da toscano non posso non citare Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, a cui però vorrei aggiungere Gandhi e Madre Teresa di Calcutta. Tutti e quattro, in modi diversi, hanno lasciato segni indelebili nella storia umana.
Qual è il cambiamento che ti piacerebbe vedere nel mondo?
Mai come in questo momento una sola cosa: pace!
Qual è l'abitudine che ha migliorato la tua vita negli ultimi anni?
Fare i 5 Tibetani al mattino: un’abitudine che ho preso più di dieci anni fa. Dedicare quindici minuti ogni giorno, appena alzato, a questo mix di esercizio fisico, yoga e meditazione, ha cambiato il mio modo di affrontare la giornata. A questa abitudine se ne unisce un’altra, che ho sin da ragazzo: alzarmi molto presto.
Qual è il tuo motto?
Viene da quel capolavoro che è Il Piccolo Principe: “Ciò che rende bello il deserto è che da qualche parte nasconde un pozzo”.